Post

Visualizzazione dei post da febbraio, 2022

SOLI INSIEME

Cosa rinviene alla mente quando l’imperfezione d'una fatua reminiscenza non evoca il suono e il profumo delle cose come echeggiarono e deflagrarono per la prima volta e tutto si risolve in un amen dell’ultima preghiera che invoca pietà all’astrazione del tempo? Le ore sono uova d’oro, vuote, e la loro infrangibilità è la nostra lapidaria persecuzione. Per ignavia le buttiamo via come i desideri espressi ed inesauditi, senza chiederci mai perchè. Come tutte le cose che nascono senza che nessuno le abbia chieste e muoiono prima che qualcuno se ne accorga. Arrovellamenti di spirito ascetico si avvicendano sulla tavola pitagorica del sorteggio del destino e il dado di parole decide chi resta e chi va via, spesso per sempre. A nulla giova governare gli arditi tormenti se i viandanti della terra si guardano e non favellano per misconoscenza. Il nostro legame non ha un nome, solo immagini mutevoli, come un dileggio alla fantasia, allegoria del peccato, tragitto senza una via. Chi odia inc...

SEN(SI)TIRE

Ti sento nella pace dei sensi ti sento nello stantuffo di primavera ti sento nel solfeggio di pace ti sento nel vento di solitudine ti sento nel profumo d’infanzia ti sento nelle parole che mancano ti sento nel sole dritto in faccia ti sento nell'eco sordo ti sento nello smottamento delle maree ti sento nel giunco che prende la forma del vento ti sento nella noia triviale ti sento nella raffinatezza del perbenismo ti sento nello spazio vuoto ti sento nei desideri svaniti ti sento nello sferragliare dei treni ti sento nella verginità celata ti sento nel tremolio dei papaveri ti sento nel rumore della giungla ti sento nella risata ingenua ti sento nella fragranza del pane ti sento nel baluginio delle lucciole al buio ti sento nella caduta degli Dei ti sento nei bisogni primari ti sento nel battito d'ali degli uccelli ti sento nell’odore di primavera ti sento nel colore delle bandiere ti sento nel miracolo della fede ti sento nei tormenti delle scelte ti sento nei luminari soffusi...

REDENTIA

Ti vorrei sollevare da quest’eternità rinchiusa nell’intimità spaziale di una stanza, la rapida dei pensieri, che ammicca alle sensazioni passeggere, come la finitezza degli umani sulla propria terra.  Vorrei provare ad ancorarti alla voyeuristica visione del suono come emblema dell’esistenza, nel silenzio disarcionato dal fluire della memoria, prostrata dall’incomunicabilità dell’attesa sospesa, che muta solo il colore delle foglie.  Vorrei approvare ogni tuo perpetuo senso d’insoddisfazione imprigionato nella coscienza avviluppata su sé stessa tra scienza, arte e fede.  Vorrei disirretire le tue forze quando neanche l’amore riesce ad essere suprema conoscenza di sé, entificazione che porti il tuo spirito a divenire carnalità.  Vorrei piovere il tuo nome all’imbrunire di ogni giorno ed irrigare i campi dove hai lasciato una parte di cuore.  Vorrei stupirti con gli accadimenti mistici, i dolori sofisticati, le paure dolci, la rabbia ponderata e i segreti ultimi ...

IL VIAGGIO D'OLTRE TERRA

Risorgo dalle mie ceneri, come la dorata leggendaria e leggiadra Araba Fenice, volteggio perentorio in territori aridi, solco lo spazio indefinito sotto un cielo avverso. L'anima in fiamme, sciamanti molinelli di spirito incendiario, brandelli d'esistenza in fumo. Accarezzo la sinfonia dolce delle sue tanto flebili corde di carbonio, incenerite dal sole ardente; dal ventre della terra boccioli di primule, diamanti grezzi, puri più dell'aria di primo mattino, in questo inverno scarico di piogge, nelle trame d'alta stagione dai labirintici intrecci sotterranei, dov’è scritto con le foglie chi eravamo. Ora siamo arpe tra mulini a vento, emettiamo suono ad intermittenza e nessun ode. L’eco delle parole persistenti, vuote, sempre uguali e banali pervade ogni nostro senso, è forse il rimando di messaggi univoci alla storia recente, che silenzia il passato ed ammanta i desideri primordiali, figli di una genesi armonica. Puerili ululati e teneri guaiti avvolgono l'ascesa de...

EPOPEA

Se fossi magia t 'incanterei e ascolterei il ritmo delle tue pulsazioni vibranti, Il flusso dei tuoi pensieri, Il magnetismo del tuo sguardo e poi ti farei scomparire per sempre.  Se fossi ago ti pungerei, profondamente e intensamente da farti gemere, per calibrare a quanta distanza il tuo sangue abbandona il cuore pur scorrendo impetuoso come un fiume in piena, verso cavità d'immune permanenza.  Se fossi stella ti abbaglierei, luccicherei nei tuoi dintorni come una spia senza riflesso e nel mio spettro policromo ti rifrangerei addosso la luce del paradiso, astro nascente. Se fossi diga ti arginerei e cementerei la forza motrice del tuo andamento, per imprigionati nella valle di lacrime che non sanno più essere versate.  Se fossi vento ti spirerei nelle orecchie e soffierei così forte da farti assopire nel richiamo del clima a migliaia di nodi e trasportarti senza gravità nel posto che sogni. Se fossi braccia ti cullerei fino allo sfinimento, perché non c'è cosa più bella...

ARTEMI(DE)AMORIS

  Emergi sfingea, pura come l'acqua sulfurea, dea carnale. Sospiri languidi di desueta pace intima, nel zefiro tiepido, un rantolo psichedelico al soffuso chiarore albeggiante delle preghiere congiunte, tutta incalzante la beltá tua splendente, cosparsa di fantasia, ora sì vien bevuta sul calice di giovinezza. All'imbrunir del dì, divaga l'asperrima speranza di cui tu sei l'humus e nella luce del destino si fa choccia ogni stella. Oh sì mirabile creatura, bastasser gli sguardi che rifrangono ispirazione dalle gemme degl'occhi tuoi ad assecondare il mio spirito, e quell’odore che d’ogni cosa riempie l'inebrio, io di te sarei il guardiano nel giardino dell'Eden. Ti spiegherò il buio in una notte stellata che assomiglierà al sapore dell'oro, calcando i margini della vanagloria imperitura, e candida sarà la veste tua. Che di tutte le cose inspiegabili che ho visto crearmisi dinanzi, sei senza trepidamento alcuno, la migliore di tutte, la più bella mai distin...