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Visualizzazione dei post da agosto, 2021

NOTTE CHE SE NE VA

Notte che se ne va, con poche altre, più che una canzone, è coscienza religiosa, necessaria appartenenza a un concetto universale: la notte, che diventa proprietà privata, passando dal mondo alle dita e dalle dita alle note in un'acquisizione tirannica, contrizione cerimoniale quasi liturgica, senza sacrifici ma con eventuali acquisti di indulgenze – per ogni ascolto – doppie se notturne. In una operazione ideologica, sì, certo, che è appropriazione anti-trascendentale, capace di procurare non solo una egemonia – egoistica – ma il cui scopo è l’intimità, solo, solo quella; una intimità risolutiva capace di sciogliere i nodi allacciati col giorno, i debiti contratti nell’esercizio intenso e smisurato che è Napoli sotto il sole. Fuori dalle sentenze definitive del giorno, fuori dall’austerità della luce, fuori dalle compromissioni del tutto chiaro; è nella notte che bisogna sporgersi e scommettere, e provare a capire le indicazioni del magistero musicale, senza la preoccupazione di m...

ESSERI NELL’ESSERE

Ho sempre pensato che la miglior maniera per morire fosse in un orgasmo.  Ma se si potesse morire in un pensiero poetico, sceglierei di farlo esattamente lì, dove una minuscola vita racchiude grandi ideali e s'insinua tra le imperscrutabili pieghe del reale.  Non voglio dire quello che penso. Voglio solo affermare ciò che sono. E io, come tutti voi, non sono mai stato una cosa sola e mai lo sarò.  Siamo lo spazio, che intercorre tra il tempo dell'esistenza e quello della riflessione.  Siamo aquiloni, volteggianti a millimetri da adunche spine di fiori inerpicati sui giacigli dei monti, sospesi a strapiombo nel vuoto, tra la spregiudicatezza dell'essere e la convenienza dell'avere.  Siamo alberi, dondolati dal vento, frusciati dalla brezza, spezzati dalla nostra stessa razza.  Siamo pesci, fluttuanti nel liquido abissale e immanente. Il nostro scopo è rimanere a galla.  Siamo fuoco, ardiamo bramanti per cose evanescenti.  Siamo tamburi, battiamo al...

I COLORI DELL'INFANZIA

  Da dove veniamo? Il tempo dei giochi è involubile, abrasivo, lenitivo, ineffabile, imperversante, come un'anima insaziabile del mondo. Corre spietato e lascia spauriti coloro che cercano un perché nell'universo distopico. Un soffio sui pensieri irti, termopili di sorgenti nei ricordi dissestati; trattiamo le fantasie spurie come l'incantesimo del ritorno nel fiume carsico del Giordano, che esonda  illibazioni. Nel moto interiore, il serbatoio della diversità associa posti a parole, pensieri a persone; musica a sensazioni, dove gl'occhi degli altri entrano nei propri, la memoria è un volo d'angelo, oltre i quesiti ancestrali.  Emporio di gaiezza, esaltazione inquieta d'ogni fragilità, chiaroveggenza del passato che lo spirito porta a compimento. Non siamo mai stati soli. Quanto senso esiste? Desiderio ingrato, che inturgidisci le vene, passando in rassegna gl'amuleti che rilucono i periodi dalle vorticose emozioni vivide. Sembra che la natura attuale, sia t...

GENESIS AURAE

Delicata pulzella, che irrigidisci il cuore alle scosse telluriche del contrappasso con l'elettivitá della natura umana. Sei tu, nella noia triviale, un moto perpetuo di emozioni. L'istinto primordiale che assorbe nella sua concentircitá, il vorticoso anelito delle immagini d'infanzia. Donna pudica, anima candida, virgulto di fertilità. Il silenzio ti s'addice al pensiero vigile sul tempo che incenerisce il tempo. In te il suono di ogni discorso diviene ostentazione e grido inaudito. In ogni attimo che ti flagelli d'angosce e conti i battiti d'aria fino all'esalazione più profonda, rivive in te l'Ofelia di Amelto in un incanto triste, sormontato dalla realtà assassina. In quel mare curativo, dai molteplici orizzonti, a cui t'affidi senza pentimento, a cui rivolgi le tue intime speranze e i pensieri nudi e per questo più esposti al giudizio universale, vi giace il simposio della tua beltá.  Una meraviglia non riconoscibile. Onda dolce, cullami Onda sf...

ESSERE MESSI

ESSERE LIONEL MESSI Fuori dalla realtà antropomorfa, dentro una vita vissuta al confine con la divinazione si ferma il battito del pianeta quando la parabola a raggiera di Lìonel Messi Cucettini, interseca nuovi astri dello spettacolo del calcio, via dalla Cataloña, terra madre acquisita per scelta inconsapevole. Messi e il Barcellona sono una diarchia ventennale sbalzata dal tempo. La storia più promettente dello sport in senso totalizzante. Per lui s'è scomodata madre natura che lo ha reso il più famoso del mondo nel nuovo millennio; in quella piccola e rara specie umana che ha dominato 3 generazioni, il tripudio del talento, mai visto. Essere Messi ed esserlo senza averlo chiesto, significa per 20 anni essere il migliore giocatore senza la pretesa di volerlo o doverlo dimostrare. Essere Messi significa avere la missione impossibile di amare il calcio più di quanto il calcio abbia amato te. Essere Messi significa essere di tutti. Genio surreale, magia inconcepibile, prodigio enco...

RABBIA NEL BUIO

 Motivazione algida. Non sfuggire docile in quella notte buia. I vecchi dovrebbero delirare al serrarsi del tramonto. Infuriati contro il morir della luce. Malgrado i saggi conoscano, alla fine, che la tenerba è giusta. Perché dal loro verbo non si diramarono fulmini. Non se ne vanno queti in quella notte di candore. I probi con l'ultima onda, gridando quanto splendide le loro deboli gesta danzerebbero in una verdeggiante baia, dentro i tepori dell'estate. Ora s'adirano, contro il morir della luce. Gli impulsivi che la presero al volo e cantaron, troppo tardi, apprendendo d'averne afflitto il cammino. Non se ne vanno calmi in quella serena notte. Gli austeri, prossimi alla morte, accorgendosi con cieca vista. Gli occhi spenti potevano brillare come meteore e gioire. S'infuriano, contro la morte della luce. Tu padre mio, lí, sulla dolorosa altura, che mi osservi incurante. Maledicimi. Benedicimi ora, con le tue lacrime furiose, te ne prego. Non andartene serafico in ...

VESPRO DI PRIMAVERA

Sospiri di pace, nell'aria assonnata. Gli uccelli veleggianti leggiadri, solfeggiano lo spartito dè rumori.  Gioisce il sereno nel tumulto lirico dello sbocciamento di magnolie. Si ascoltano i misteri svelati di beata natura. Il tempo è una frusta afona nello spazio liquido. La vita, qui, non sa più di comandamento e mesce le speranze vivide dei ritorni. Nello scirocco tiepido l'attesa s'incanta nelle increspature marine, ch'el vento sbuffeggia a carezzevoli folate come arpe tra mulini a vento. Nel breviario della fantasia il soliloquio di sensazioni che ammanta ogni cosa. In quel lor replicarsi c'è il trapasso con le stagioni del cuore.  Eppiú v'é raffigurazione eguale ai sensi; le pietre son monili zincati che risplendono luce soffusa, nell'ars construens del solstizio terreste, lo specchio iridescente nel mare dei miraggi. Sempiterni colori, fuoriescono dalla naftalina disuguali, inesauribili, esplosivi, benefici. Sodali con l'universo. Larmonia, istr...

IL TEMPO DI ITACA

Prima d'incontrarti sapevo che quanto più si desidera qualcosa tanto più essa è lontana e irraggiungibile, ma non sapevo di doverlo sperimentare sulla mia pelle per appurarne il senso. In questo tempo elastico, fatto di attimi e spazi di vuoto abissale, dove il Canonico diventa periodico e tutto viene rotto dall’eroismo della resistenza, ho capito che non è più tempo per noi, anime fragili senza tempo. Questi siamo noi oggi, riusciamo perfino a vedere le debolezze che annegano nella profondità degli 'esseri umani, da sempre impegnati a guardarsi indietro senza vedere la vita che avevano davanti.  Non c'è più spazio per l'inibizione della paura che si è reificata nel futuro e le uniche note che riusciamo a sentire, inconciliabili, sono quelle dello spartito dei rimpianti, sotto un cielo di lacrime di chi se n’è andato per sempre e diventa energia con la nostra energia. Quando questa normalità, questa desueta normalità di deformata malinconia, sarà arrivata, noi aspettere...

LO SGUARDO DELLA NATURA

L'arsura uniforma l'ipotermia ad una calotta solare che inietta calore, ammanta la percezione focale e polverizza la salubrità dell'etere. La ionosfera dilata lo spazio e disintegra la materia cellulare, non la incenerisce, prima l'avvizzisce, poi la scioglie fino ad evaporare nel nulla, senza carità di suono. Il vulnus della mirabilia esistente, trova la sua ostensione apicale nella natura tenera, ingenua, adorna di specie ed elementi, attorcigliata su sé stessa, avvinghiata alle desuete riproducibilità degl’esseri viventi; in un'interazione lasca, senza soluzione di continuità, dove i germogli sono vuoti ed i sensi otturati. Alla foce dell’aspro fiume, sempre meno impetuoso, sulle sponde degli argini artificiali ai declivi scoscesi del rilevato terreno, un irsuto e fiero Stambecco, non peccando di connaturata leggiadria, girovaga sospettoso tra i filari spogli, sgommando sul selciato irregolare tra ciuffi sparuti, pietraglia e grovigli di radici sbertucciate che e...