SOLI INSIEME
Cosa rinviene alla mente quando l’imperfezione d'una fatua reminiscenza non
evoca il suono e il profumo delle cose come echeggiarono e deflagrarono per la
prima volta e tutto si risolve in un amen dell’ultima preghiera che invoca pietà
all’astrazione del tempo?
Le ore sono uova d’oro, vuote, e la loro infrangibilità è la nostra lapidaria
persecuzione. Per ignavia le buttiamo via come i desideri espressi ed inesauditi,
senza chiederci mai perchè. Come tutte le cose che nascono senza che nessuno le
abbia chieste e muoiono prima che qualcuno se ne accorga.
Arrovellamenti di spirito ascetico si avvicendano sulla tavola pitagorica del
sorteggio del destino e il dado di parole decide chi resta e chi va via, spesso per
sempre.
A nulla giova governare gli arditi tormenti se i viandanti della terra si guardano e
non favellano per misconoscenza. Il nostro legame non ha un nome, solo
immagini mutevoli, come un dileggio alla fantasia, allegoria del peccato, tragitto
senza una via.
Chi odia incenerisce la storia, ma chi ama non la riesuma. Un mantra delle ere che
rimbalza sull’interrogativo: cosa siamo noi? Materia ineguale, figli dei fiori, arpe
tra i mulini a vento, pigmenti di cenere, punti di una sinusoide, organismi
biologici, fantasmi di ossa o polvere d’astri.
Scossoni di memoria aprono crepe di neuroni; il tempo di sdraiarsi all’incontrario
sulle sabbie mobili della tautologia della razza umana, corruttibilmente imperfetta
tra l’amore e la paura di perderlo, e l’incontrovertibile legge non scritta del creato
si manifesta nel suo paradigma della modernità.
Riposano le passioni, enucleate nei sospetti mai domi e nel tempo agile delle
obiezioni di coscienza, per pochi eletti; diamo retta in fretta alla noia quando essa
è finzione e così facendo scopriamo di essere chi non siamo, finchè i demoni alati
ci accompagnano alla linea immaginaria che vorrebbe sovrapporsi all’orizzonte
nella folgore solare.
La coerenza della sana pazzia è il simposio della rabbia inespressa, scienza della
follia impudica, presentimento di ogni vana tentazione, assoluzione
all’evanescente redenzione, senza smettere di precipitare nel baratro dell’errore.
Ogni giuramento raschia il fondo del sentimento, e ad ogni rintocco delle stagioni
un alito di vento ammanta il candore del pensiero primigenio. Ciò che resta è la
zona d’ombra della nostra penitenza.
Dove sei stata tutto questo tempo che non aveva numeri e lettere per esser
raccontato, e la furente armonia di uno sguardo incrociato nello spazio dell'etere è
stato l’unico modo per tramandarlo...Cospirano ancora le persone, galleggianti nel
tumulto interiore dell’irriverente oscenità di tutti gli eventi che si susseguono.
Eppure nessuno sa niente, persino al plenilunio completo o al parto del bagliore
dei cieli al tramonto, dipinto naturale della sempiterna assuefazione alla
meraviglia della galassia, dove per noi umani non v'è mai posto e nel grigiore dei
momenti non vi sono assenti.
Nel caos calmo, procedi annullandoti nell’ipnosi degl’occhi inondati d'oceano, un
mostro immenso capace di divorare ogni cosa. L ’acqua che puoi tenere nel cavo
della mano e l’abisso che nessuno può vedere. Anneghi in quel mare: diciamo
tutto in una parola sola o in un sola parola tutto nascondiamo.
Scorrono i titoli di coda sugl’ingranaggi fluidi, verso un nulla di superuomini
splendenti che non conoscono il dolore, che non conoscono il verbo, se non quello
da gettare in pasto al Dio dell'utile; sacrifici su un altare misterioso della fede.
Le persone non conoscono veramente il proprio riflesso, chi sa osservarsi in uno
specchio non è capace di riflettere la morte, delle persone, del tempo o
dell’amore. All’apice del senso della vita o del suo valore, tutti si accalcheranno
sulla strada maestra dove trovare il dono della propria esistenza e dopo,
regalarlo.
Quando alla soglia dell'eternità, nella crisalide di pianto delle lacrime che berrai
sul calice dell'avvenire, la vita ti sembrerà sempre la stessa, per non sbagliare, tu
non voltarti mai indietro.
E se sarai in grado, prova a considerare a quanto sonno dovrai perdere ancora
studiando la dinastia dei sogni.
Achille
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