IL VIAGGIO D'OLTRE TERRA
Risorgo dalle mie ceneri, come la dorata leggendaria e leggiadra Araba Fenice, volteggio perentorio in territori aridi, solco lo spazio indefinito sotto un cielo avverso. L'anima in fiamme, sciamanti molinelli di spirito incendiario, brandelli d'esistenza in fumo. Accarezzo la sinfonia dolce delle sue tanto flebili corde di carbonio, incenerite dal sole ardente; dal ventre della terra boccioli di primule, diamanti grezzi, puri più dell'aria di primo mattino, in questo inverno scarico di piogge, nelle trame d'alta stagione dai labirintici intrecci sotterranei, dov’è scritto con le foglie chi eravamo.
Ora siamo arpe tra mulini a vento, emettiamo suono ad intermittenza e nessun ode. L’eco delle parole persistenti, vuote, sempre uguali e banali pervade ogni nostro senso, è forse il rimando di messaggi univoci alla storia recente, che silenzia il passato ed ammanta i desideri primordiali, figli di una genesi armonica. Puerili ululati e teneri guaiti avvolgono l'ascesa del poderoso maestrale, in cui sfarina la polvere di stelle, tra quelle cose che c’appartengono da sempre. Sullo sfondo di paesaggi lunari dove un tempo planavamo inermi su sentieri sconosciuti, come foglie vibranti, sospesi a mezz'aria ad un passo dal suolo senza rasentarlo mai, in attesa dell'ultima folata di vento che ci sparpagliasse via per sempre. Crisalidi di pianto levigano il volto scortecciato, piegato su stesso, avviluppato sull'irreale assuefazione alla discordia, nel profluvio delle acque lievi del mare dal fondale torbido, che ha il mio stesso orizzonte.
Cresce nella favola senza morale, l'idillio del ricordo verso un’avvenire che abbiamo sin dal principio guardato con gli stessi occhi, assorti nella stessa surreale speranza che il mondo ripetesse ancora la sua danza del ventre nell'universo. E se per il mio futuro avessi un minuto in più, per tutto quello che avrei voluto fare per te, sarei immortale.
Mentre il cuore sanguinava, ho provato a trovare la mia superba vocazione tra le cose più belle esistenti che ho capito non essere vere e non è cibandosi di soli sorrisi che s’impedisce ai fiori di appassire e ai sentimenti di morire e non v’è paura alcuna che quella di restare imprigionati in un amore che non si ha costruito, scrigno d'una tristezza vergine, contemporanea.
Fintanto che la sabbia oscilla nelle clessidre, all'apice della congiuntura tra la prima alba e l'ultimo tramonto imperfetti, scoprirò sul vascello di trapasso i mille modi e le mille voci per inneggiare alla natura che mi ha generato, con turbamento di gioia, senza presagio di morte. Ed anche se qualcuno ha arrestato impietosamente il mio magnifico viaggio, sdraiato a terra con sguardo divinatorio, reifico pensieri che non bastano più al presente, un addio neutrale con la vita di prima, per tutto ciò che doveva essere e non è stato.
Dalle viscere della terra un lugubre vagito, all’anima del mondo, insaziabile.
Achille
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