REDENTIA
Ti vorrei sollevare da quest’eternità rinchiusa nell’intimità spaziale di una stanza, la rapida dei pensieri, che ammicca alle sensazioni passeggere, come la finitezza degli umani sulla propria terra.
Vorrei provare ad ancorarti alla voyeuristica visione del suono come emblema dell’esistenza, nel silenzio disarcionato dal fluire della memoria, prostrata dall’incomunicabilità dell’attesa sospesa, che muta solo il colore delle foglie.
Vorrei approvare ogni tuo perpetuo senso d’insoddisfazione imprigionato nella coscienza avviluppata su sé stessa tra scienza, arte e fede.
Vorrei disirretire le tue forze quando neanche l’amore riesce ad essere suprema conoscenza di sé, entificazione che porti il tuo spirito a divenire carnalità.
Vorrei piovere il tuo nome all’imbrunire di ogni giorno ed irrigare i campi dove hai lasciato una parte di cuore.
Vorrei stupirti con gli accadimenti mistici, i dolori sofisticati, le paure dolci, la rabbia ponderata e i segreti ultimi della materia.
Vorrei surrogarti un’esperienza dalla morale laica, senza intendimenti e dogmi, traendo anche dal male un po' di bene, senza deteriorare la speranza.
Vorrei distenderti sotto l’universo, senza pudica ostentazione d’armonia, e non disilluderti che le stelle prima o dopo cessino di splendere.
Vorrei donarti impavidità, da non tradire neanche quando il mondo intorno alla nostra coesistenza crollerà senza preavviso, senza perdere dinanzi le immagini poetiche dalla potente capacità espressiva.
Vorrei insegnarti ch’essere ‘Noi’ significa non avere niente a che vedere con le cose esterne che crollano, anche se crollano su ciò che noi siamo per esse.
Achille
Commenti
Posta un commento