EPOPEA
Se fossi magia t 'incanterei e ascolterei il ritmo delle tue pulsazioni vibranti, Il flusso dei tuoi pensieri, Il magnetismo del tuo sguardo e poi ti farei scomparire per sempre.
Se fossi ago ti pungerei, profondamente e intensamente da farti gemere, per calibrare a quanta distanza il tuo sangue abbandona il cuore pur scorrendo impetuoso come un fiume in piena, verso cavità d'immune permanenza.
Se fossi stella ti abbaglierei, luccicherei nei tuoi dintorni come una spia senza riflesso e nel mio spettro policromo ti rifrangerei addosso la luce del paradiso, astro nascente.
Se fossi diga ti arginerei e cementerei la forza motrice del tuo andamento, per imprigionati nella valle di lacrime che non sanno più essere versate.
Se fossi vento ti spirerei nelle orecchie e soffierei così forte da farti assopire nel richiamo del clima a migliaia di nodi e trasportarti senza gravità nel posto che sogni.
Se fossi braccia ti cullerei fino allo sfinimento, perché non c'è cosa più bella che cingere un diamante vivo.
Se fossi aquilone sorvolerei la tua testa elicoidalmente, fino a circoscrivere traiettorie centripete che ti risucchino la vista dentro la mistura dei miei colori indistinti.
Se fossi fuoco ti scotterei, per sentire quanta passione arde e quanto divampa l'istinto d'assuefazione dentro il tuo corpicino esile, estintore d'emozioni.
Se fossi acqua ti cospargerei, e inonderei le tue membra delicate fino ad impregnarti i polmoni d'una vita nuova, rifocillandoti lo spirito.
Se fossi elettricità ti fulminerei, per incenerire ogni asprezza maturata dell'incertezza dell'avvenire, e scaricherei ogni mio ione positivo su di te, perché tu possa apprezzare il sapore indelebile della resistenza e del sacrificio contro cui nulla può vincere.
Se fossi pioggia ti bagnerei, adornerei goccia su goccia le tue fronde e le tue vesti d'un contorno succinto e stringente, contraddistinto dall'essenza bagnata che t'inebria il portamento. Senza asciugarsi mai.
Se fossi specchio ti fisserei all'infinito e proverei a replicarti invano. Non si può riflettere il contorno d'una sinuessa senza tempo.
Se fossi terra ti sporcherei, e ti macchierei di fango e detriti per assorbire la tua sostanza e saziarmi dell'humus umano da cui nessuno è invincibile.
Se fossi roccia ti sosterrei, ostacolerei ogni tua paura evitando di inciampare e sarei il sostegno fisso che non hai mai saputo cercare e trovare.
Se fossi pesce ti struscerei, con le squame e la coda, per ritornare a galla senza dover saltare a pelo d'acqua, ed abbeverarmi alla fonte del tuo odore salmastro.
Se fossi grano ti cercherei tra la semina, la tua fragranza sarebbe il concime per il composto naturale che alimenta i campi di nuove colture.
Se fossi conchiglia, infonderei la sinfonia delle onde oltre la tua membrana della memoria, per ricordarti che quello è il luogo a cui appartieni.
Se fossi fiore mi schiuderei nella tua mano e sboccerei di mille colori diversi, come quelli dell'iride da cui mi guardi.
Se fossi occhio ti osserverei con l'ammirazione dei bambini e con la trasudante emozione viva di chi non ha mai visto una cosa così bella da cosi vicino.
Se fossi virus ti contagerei e resisterei ad ogni tentativo di debellamento o guarigione, per rimanere dentro di te fino alla fine dei giorni.
Se fossi altalena ti dondolerei, al ritmo lento e cadenzato delle stagioni, riportandoti alla compianta infanzia sulla spinta all'indietro, e nel futuro nello slancio in avanti.
Se fossi tornado ti travolgerei e ti roteerei nell'aria come la fiamma di una candelina che si sposta in ogni direzione, flette ma non si assopisce mai. Sarei il vortice della tua coscienza.
Se fossi birra, sarei la più buona che tu abbia mia bevuto, perché la mia realizzazione si trova sotto il tuo palato, sopra la tua lingua, dentro le tue papille gustative.
Se fossi dita ti toccherei, ti tasterei, ti premerei, ti gratterei, ti accarezzerei e ti maneggerei come un cristallo inestimabile.
Se fossi spada ti fenderei i fianchi e la gola, i punti dove passa più sangue, che per me sarebbe linfa vitale.
Se fossi vena ti percorrerei in lungo e in largo, pulserei ovunque, pomperei sangue al tuo cuore a iosa e sarei turgida come un capezzolo, liscia come il velluto e fluida come il liquido seminale, commistione organica di stati e sensazioni.
Se fossi campana suonerie e trillerei le sinfonie di richiamo alla tua anima pia senza tempo alcuno. Il monito perenne per un incontro con la tua gemella.
Se fossi spiga crescerei a più non posso per svettare sulle altre e cogliere la tua attenzione, tra tutte te.
Se fossi arco ti tirerei una freccia dritta al petto, perché lì si trova ciò che voglio conquistare.
Se fossi droga ti assuefarei e ti stordirei per mostrarti una dimensione del mondo che neanche i sogni sanno raccontare. Lì ti attenderei al varco dei desideri inespressi da esaudire.
Se fossi uccello ti volerei sul capo fino a posarmi sulla tua spalla, e cinguetterei i cantici più melodiosi di riconciliazione con la natura a cui rimetterti con spirito lieve.
Se fossi minerale luccicherei di luce propria da abbagliarti la vista, che per me conta più del riflesso delle mie gemme.
Se fossi sabbia strofinerei i tuoi malleoli e le tue gote per darti una sensazione setosa sulla tua pelle, oro rosa.
Se fossi camaleonte muterei fino ad assumere la forma e il colore che più ti aggrada e rimarrei in quello stato sino alla tua prossima decisione.
Se fossi fumo ti invaderei i polmoni da inebriarti fino a scoppiare. È nella pienezza dell'essere che si confortano i sensi.
Se fossi musica ti suonerie in eterno nelle orecchie senza distaccarmi mai dai tuoi padiglioni auricolari e ti costringerei a cantarmi, come un inno alla vita.
Se fossi tetto ti coprirei e proteggerei da qualsiasi intemperie e non crollerei neanche sotto la pressione di tonnellate di peso. Sarei lo scrigno della tua esistenza.
Se fossi maschera ti adornerei il volto di magnificenza e splendore, ma nessuna maschera è più bella del tuo volto.
Se fossi tempo mi fermerei ad ora, perché questo è il tempo che non scorre e solo tu puoi farlo ripartire.
Se fossi letto ti accoglierei sul mio schienale e lì spererei che tu riposassi per sempre. Se fossi pianto scenderei dal tuo volto come la rugiada gocciola dalle foglie dei salici.
Se fossi busta ti conterrei e custodirei come si fa con le prebende nell'ultimo giorno del pianeta.
Se fossi luna ti sorveglierei ogni notte con la consapevolezza di essere il satellite di una stella cometa.
Se fossi abito ti calzerei alla perfezione da mettere in risalto le tue forme e le caratteristiche del tuo corpo a scatola magica. Sarei l'unico vestito su misura per una Dea.
Se fossi rumore ti stonerei e infastidirei senza impedimenti e proverei a modulare il tuo fastidio con il mio incalzare, fino a farti svenire.
Se fossi pennello ti dipingerei meglio di come sei fatta, con un tratteggio che la realtà non coglie, ma t'immaginerei come una venere senza dimensione, se non quella dello spirito.
Se fossi zucchero ti edulcorerei, perché non c'è cosa più dolce di te quando sei arrabbiata.
Se fossi erba crescerei senza sosta ed al tuo passaggio creerei percorsi protetti per condurti verso la cima delle montagne ed anche sulla vetta più irta e senza anidride carbonica, pur di seguirti, continuerei a crescere.
Se fossi odio ti odierei d'un odio invertebrato, cupo, inverecondo, senza ritegno e pietà alcuna, oltraggiandoti con il maggior disprezzo ammissibile e desiderando la tua morte per placare la mia incapacità ad amarti.
Se fossi amore ti amerei, e donerei l'intera mia vita nel vederti crescere nel segno del destino, divinità carnale, femminilità eterea, ancella d'eleganza e compostezza, magia unita ad intuito, per un patto migliore.
Se fossi Dio ti creerei di nuovo, e ancora e ancora, all'infinito. Non può esistere un’esistenza di tutte quelle possibili dove tu non ci sia. Siccome non sono altro che soltanto io, tutto quello che posso fare è adorarti e ammirarti senza tregua al di là della linea di confine, il valico oltre il quale reimparare ad amare una vita che prima di te non credevo neanche esistesse.
Achille
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