VESPRO DI PRIMAVERA

Sospiri di pace, nell'aria assonnata. Gli uccelli veleggianti leggiadri, solfeggiano lo spartito dè rumori. 


Gioisce il sereno nel tumulto lirico dello sbocciamento di magnolie. Si ascoltano i misteri svelati di beata natura.


Il tempo è una frusta afona nello spazio liquido. La vita, qui, non sa più di comandamento e mesce le speranze vivide dei ritorni.


Nello scirocco tiepido l'attesa s'incanta nelle increspature marine, ch'el vento sbuffeggia a carezzevoli folate come arpe tra mulini a vento.


Nel breviario della fantasia il soliloquio di sensazioni che ammanta ogni cosa. In quel lor replicarsi c'è il trapasso con le stagioni del cuore. 


Eppiú v'é raffigurazione eguale ai sensi; le pietre son monili zincati che risplendono luce soffusa, nell'ars construens del solstizio terreste, lo specchio iridescente nel mare dei miraggi.


Sempiterni colori, fuoriescono dalla naftalina disuguali, inesauribili, esplosivi, benefici. Sodali con l'universo.


Larmonia, istruisce la contemplazione di ciò che s'è perso tra tutto quello che non v'appartiene.


Non si può esistere senza desistere di adagiasi nell'incanto di quegl'attimi, ove il passato sviolina all'afflizione triviale, e disancora i peccati, aggrovigliati nella coscienza matura.


Eppure ascoltare il ruggito dei pianti lascivi, nella solitudine imperiale dei momenti cupi. Ora v'é gloria illusoria nella metafisica del creato.


In ogni desiderio sopito l'umanità sconta l'ingiustizia che si perpetua tollerata.


Destino che mai tardi a venire, rilasciami l'anima, il sogno non può compiersi senza padrone.


Sull'ultima ave Maria, l'arco scocca una freccia, per quelli che verranno.



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