ESSERI NELL’ESSERE
Ho sempre pensato che la miglior maniera per morire fosse in un orgasmo.
Ma se si potesse morire in un pensiero poetico, sceglierei di farlo esattamente lì, dove una minuscola vita racchiude grandi ideali e s'insinua tra le imperscrutabili pieghe del reale.
Non voglio dire quello che penso. Voglio solo affermare ciò che sono. E io, come tutti voi, non sono mai stato una cosa sola e mai lo sarò.
Siamo lo spazio, che intercorre tra il tempo dell'esistenza e quello della riflessione.
Siamo aquiloni, volteggianti a millimetri da adunche spine di fiori inerpicati sui giacigli dei monti, sospesi a strapiombo nel vuoto, tra la spregiudicatezza dell'essere e la convenienza dell'avere.
Siamo alberi, dondolati dal vento, frusciati dalla brezza, spezzati dalla nostra stessa razza.
Siamo pesci, fluttuanti nel liquido abissale e immanente. Il nostro scopo è rimanere a galla.
Siamo fuoco, ardiamo bramanti per cose evanescenti.
Siamo tamburi, battiamo al ritmo della quotidianità e ne rimaniamo percossi. Siamo magia, evocarci è raro, mantenerci è impossibile.
Siamo orologi, scandiamo le ere dell'esistenza con i numeri.
Siamo onde, effimere quanto perenni, c'infrangiamo sugli scogli e ritentiamo senza tregua.
Siamo tuoni, squarciamo il sereno senza pensare alle conseguenze. Siamo calamite, attraiamo la materia uguale, repelliamo l'ignoto. Siamo sangue, scorriamo in ogni dove e raggiungiamo luoghi inarrivabili.
Siamo falci, fendiamo l’aria, flagelliamo la terra, picconiamo la roccia, feriamo i deboli.
Siamo arpe tra i mulini a vento, la parola è la nostra sinfonia suprema.
Siamo elefanti, sentiamo tutto, ascoltiamo poco, filtriamo il meglio, ricordiamo il Peggio.
Siamo pensieri, di notte ci rincorriamo nell’inafferrabile tumulto interiore. Siamo cristalli, accecantemente scintillanti, meravigliosamente fragili.
Siamo nuvole, il vento ci sposta ma non ci deforma.
Siamo spore, vaghiamo nell'etere muovendo molecole d'aria, ci disperdiamo nell'ambiente per generare nuova vita.
Siamo gomitoli, avviluppati su noi stessi, inestricabili come i nodi dell'anima Siamo funghi, resilienti nel terreno infertile, velenosi all'insulto.
Siamo acqua, multiforme e indispensabili, trasparenti fino all'iride. Siamo eco, propaghiamo una preghiera laica verso l'orizzonte. Siamo piante, popoliamo zone aride, appassiamo e rigerminiamo con le stagioni. Siamo immagini, intrappolate per sempre nella memoria.
Siamo ululati, stridenti e roboanti nel panegirico della nostra coscienza. Siamo luce, ci accendiamo nell'oscurità del mero essere.
Siamo linfa, per chi ci vuole bene.
Siamo fotocamere, focalizziamo la mimesi del passato, aggrappati alle prospettive del presente.
Siamo farfalle, ci libriamo leggiadre e soavi nello spazio mimetizzandoci con la Natura.
Siamo musica, senza di noi la vita sarebbe un errore.
Siamo mattoni, resistenti internamente alle intemperie, usurati fuori.
Siamo strofe, nella vita si può amare che si vuole, nella poesia solo chi ci sta Accanto.
Siamo pianto, rimbombante nelle gioie e nelle sofferenze del creato. Siamo note, profonde da permeare la membrana dei sentimenti. Siamo cigni, eleganti e sinuosi come il richiamo della dolcezza pura.
Siamo organi, nei più piccini, gli occhi ed il cuore, racchiudiamo le emozioni più forti.
Siamo luoghi, dello spirito, della memoria, dell'animo.
Siamo libri, da scrivere senza pause.
Siamo croci, il mondo va avanti con o senza di noi.
Siamo viandanti, camminiamo da sempre, trascinandoci dietro l'irrefrenabile spirale degli eventi.
Siamo scrigni, custodiamo i pensieri, la rabbia, le passioni irrinunciabili e non ci apriamo mai.
Siamo chicchi di grano, germogliamo dalla terra per farvi ritorno in altre forme.
Siamo rette, percorriamo fino alla fine esistenze parallele nella latenza delle immagini che ci sfumano di fianco.
Siamo cornamuse, il nostro melodiare s'innalza in un afflato lirico verso chi non c'è più.
Siamo uccelli, aleggiamo sulle teste degl'altri, posandoci solo per lasciarci fugacemente desiderare.
Siamo peccato, assaporiamo la morte a piccole dosi e viviamo di ogni giorno soltanto un po’. Senza fare domande.
Siamo umani, pensiamo alla vita come al cosmo e alle persone come le sue.
costellazioni. Rifrangiamo una deformata diversità e annaspiamo disperatamente per emergere da un ginepraio di voci, voci di pianto, voci di canto, voci lampo, voci dall'alto.
Siamo tutto questo ma anche tanto altro, viviamo inseguendo la felicità per scovarla solo negli occhi di chi guarda e se potessimo capire il verso dell'estraneità che affligge l'insaziabile anima del mondo, non esisterebbero più i sogni, che ci tengono in vita.
Qualunque cosa siamo, di voi ho una sola forma davanti e finché sul mio volto non si poserà una lapide, sappiate che ovunque siate e qualunque cosa scegliate di essere, io non smetterò mai di amarvi.
Achille
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