I COLORI DELL'INFANZIA
Da dove veniamo?
Il tempo dei giochi è involubile, abrasivo, lenitivo, ineffabile, imperversante, come un'anima insaziabile del mondo. Corre spietato e lascia spauriti coloro che cercano un perché nell'universo distopico.
Un soffio sui pensieri irti, termopili di sorgenti nei ricordi dissestati; trattiamo le fantasie spurie come l'incantesimo del ritorno nel fiume carsico del Giordano, che esonda illibazioni.
Nel moto interiore, il serbatoio della diversità associa posti a parole, pensieri a persone; musica a sensazioni, dove gl'occhi degli altri entrano nei propri, la memoria è un volo d'angelo, oltre i quesiti ancestrali.
Emporio di gaiezza, esaltazione inquieta d'ogni fragilità, chiaroveggenza del passato che lo spirito porta a compimento.
Non siamo mai stati soli.
Quanto senso esiste?
Desiderio ingrato, che inturgidisci le vene, passando in rassegna gl'amuleti che rilucono i periodi dalle vorticose emozioni vivide.
Sembra che la natura attuale, sia tutt'un resoconto della vita.
La forza dei principi primi sospinge l'intemerata del cuore sugl'aridi altopiani del dolore, dove é possibile trovare l'alba dentro all'imbrunire.
Che resta di noi?
La timida compostezza dei movimenti, vivisezionati, scansionati, ablati, emulsionati, mescolati con parole inorigliabili.
Il sinedrio spoglio dei sogni inespressi, irrealizzati, studiati, tramontati, coltivati, abbandonati.
Quelli dei bambini inverano le coscienze ammutite dalle guerre. Raccolti nella fiaba dell'amore che non si é scelto.
Decidiamo o siamo già decisi?
Argomenti subalterni alla trivialitá della noia, nel precipizio della temporarietá degli esseri umani, che piangon dentro le proprie gelose sfere di possidenza, il vulnus d'ogni ingenuità.
Tra le bollicine fluttuanti dei mari oceanici, nelle campagne dorate di spighe o sui frangimenti delle aguzze spine dei rovi montani: il territorio che marca la vista è identitario solo nella mente, dominatrice dei desideri.
Nulla più è per sempre.
Cos'altro oltre l'ignoto?
Un sondino abbagliante, tra i fruscii della notte, c'è chi scocca la freccia e chi si lascia ferire.
Nella mistica della scoperta, il tepore dell'orgoglio e il vuoto della delusione che abita tra le vene aperte di posti lontani, oramai inaccessibili
Candori misti a pelle di seta, berretti variopinti oscuranti, sciarpe voluminose, strangolanti, calzini come piume. Acrobazie temporalesche.
Il raziocinio della protezione dentro lo spazio uniforme, dannatamente riconoscibile.
Se avessimo avuto solo un attimo in più da vivere, per tutto ciò che non è stato apprezzato, ora saremo immortali.
Quante vite abbiamo giá vissuto?
Nell'era della menzogna, abbiamo conosciuto la verità.
Achille
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