SENSUS MEMORIS

DEUM

Foglia verde, a rischiarar il dì, oscillante sull'avvenire; chiarezza appena nata, animale

sonoro, a volte fragile raffica; speranza imperfetta, ch'e romanzi l'età virtuosa.

Mi sussurri i sacri intenti. Che più sapori hai in bocca al digiun cammino ove la luna

mesmerica ti portò, in orme a questi pié restituisci la vita.

Se la terra m'avesse folgorato le fronde del viso nella regione luminosa dell’etere, or sarei

un dono della terra, primizia del fato.

AFFETTIVO

Arpa di zecchino, fluttui nell'aria, presenza celeste, remora dè meningi, che all'insù, desta,

m'ingiungi a mirare.

De fuochi e tempeste si pigmentan gl'occhi. M'appiù venisti a incoronarmi il capo con

l'iride.

Resta lo spazio, ch'giuntur saluta un intorno non finito, dove riposare tra i filari che moven

il vento, con passi di dama sù giacigli spumanti e la roccia, scure immota, m'accompagna il

ventre.

UNITIVO

Solfeggi con i tremiti, alito di cornucopia, il battito alare della gioventù; cordicella flebile,

temeraria e pura, che scorri sulle dune de miei sentieri fecondi. Ad irrorare i petali del

tempo. V'è più paura che piacer alcuno, nel privar peccato.

Comprimi grandemente, riempi le propaggini del cuore, scioglimi e in me resta.

E lasciami lenta nel tuo gaudente guado giugulare, ch'ivi non ho mai timor delle mie

dissimulazioni.

TRANSITIVO

Sogno giovane, decomponi l'anima. Mi strusci su ì terreni aridi dell'abitabile. Trapassi

evoluzioni, che non son atte a la mente labile.

Per te luccicano le anfore vuote, ch' di quell'essenza, sotto manti iridescenti, han pervaso i

miei sentieri.

Ho visto cieli com'ombre d'ignote tonalità, sù a ogn'inarginabile demarcazione; in

quell'andamento dolce poso i sensi che mappiù avrò in cambio.

Sabbia sciamante in pugno. Regni nella narrativa dè gioie e dolori. Quanto mare che amai,

senza fidarmi.

Con il nume del canto, in questo giorno, compio il mio destino.

Achille

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